Heated Rivarly di Rachel Reid | Recensione

 


Titolo: Heated Rivarly
Serie: Game Changers #2
Autrici: Rachel Reid
Genere: Sport romance, LGBTQAI+, M/M Romance
Casa editirce: Always Publishing Editore

Trama


Per gli appassionati di hockey, nessuna rivalità può eguagliare quella tra Ilya Rozanov, capitano dei Boston Bears, e Shane Hollander, leader dei Montreal Voyageurs: talento e arroganza da una parte, disciplina e controllo dall’altra. Sul ghiaccio si affrontano senza esclusione di colpi, nemici dichiarati sotto gli occhi infuocati dei tifosi. Ma lontano dagli spalti e dai riflettori, questa contrapposizione prende una piega pericolosamente diversa. Da anni, infatti, gli incontri segreti che li vedono coinvolti sono attraversati da un’intensità che non ha nulla a che vedere con l’odio… e che li spinge verso un confine impossibile da ignorare. Quando i sentimenti si fanno più profondi e la doppia vita che hanno costruito comincia a stare stretta, il segreto di Ilya e Shane inizia a vacillare. Reputazione, carriera, futuro: tutto è in bilico, e il prezzo da pagare per ciò che li unisce potrebbe essere molto più alto di quanto entrambi siano pronti ad accettare.

RECENSIONE

Ci sono libri che, una volta terminati, trovano naturalmente il loro posto nella libreria, lasciando al lettore il ricordo di una storia piacevole, destinata magari a riaffiorare di tanto in tanto. Altri, invece, hanno la capacità di insinuarsi nei pensieri anche dopo aver voltato l'ultima pagina, alimentando quella particolare nostalgia che accompagna le storie dalle quali non si vorrebbe davvero prendere congedo. Heated Rivalry di Rachel Reid, secondo volume della serie Game Changers - ma primo in Italia - pubblicato dalla Always Publishing Editore, appartiene indubbiamente a questa seconda categoria, almeno per quanto mi riguarda.

Quando l'amore supera ogni rivalità, anche quella più difficile da vincere.

Ormai è ufficiale: sono completamente immersa nell'universo di Shane Hollander e Ilya Rozanov e, a dire il vero, non ho alcuna intenzione di uscirne! Da quando ho terminato il romanzo, continuo a cercare qualsiasi contenuto possa riportarmi a loro, perdendomi tra fan video, montaggi e frammenti di una storia che, complice anche il successo della trasposizione televisiva, ha conquistato lettrici e lettori in ogni parte del mondo. Non mi soffermerò sulla trama, che credo sia ormai sufficientemente conosciuta, preferendo concentrarmi sulle sensazioni che questa lettura ha suscitato in me e, soprattutto, su quei due protagonisti che sono riusciti a lasciare un segno decisamente più profondo di quanto immaginassi.


Tra i due protagonisti, Shane è quello che ho sentito immediatamente più vicino, probabilmente perché ho riconosciuto nella sua sensibilità, nelle sue esitazioni e nel suo modo talvolta tormentato di affrontare le emozioni qualcosa che risuona profondamente con la mia personalità. 
La sua storia mette in evidenza quanto possa essere complicato accettare pienamente la propria identità, soprattutto quando si vive in un ambiente nel quale determinate aspettative sociali e professionali sembrano lasciare poco spazio alla vulnerabilità e all'autenticità. Shane è un atleta affermato, abituato alla disciplina, alla competizione e alla necessità di mantenere sempre il controllo, ma quando si tratta di affrontare i propri sentimenti si ritrova a fare i conti con paure e insicurezze che non possono essere superate semplicemente attraverso la determinazione.
È proprio questa contraddizione a renderlo, ai miei occhi, un personaggio così interessante: dietro l'immagine del campione di hockey si nasconde un ragazzo che deve ancora trovare il coraggio di concedersi la libertà di essere amato senza sentirsi obbligato a nascondere una parte di sé. 
In fondo, accettarsi è già un atto di forza, mentre imparare ad amarsi rappresenta probabilmente una delle conquiste più importanti che possiamo raggiungere. Shane affronta questa partita personale con la stessa determinazione con cui scende sul ghiaccio, sebbene il risultato, in questo caso, non dipenda soltanto dalle sue capacità atletiche, ma dalla possibilità di trovare finalmente un equilibrio tra ciò che è, ciò che desidera e ciò che ha sempre avuto paura di mostrare agli altri.

Se Shane rappresenta il personaggio nel quale ho ritrovato maggiormente la mia sensibilità, Ilya è invece tutto ciò che riesce a destabilizzare, incuriosire e attrarre, con quella personalità che sembra non conoscere mezze misure. Irrompe nella storia con il suo atteggiamento provocatorio, la sua sfacciataggine e una sicurezza che, almeno in apparenza, gli permette di affrontare qualsiasi situazione senza lasciarsi intimorire. Esplicito, audace, irriverente e assolutamente irresistibile, è il classico personaggio che rappresenta il perfetto malessere letterario, quello che probabilmente nella vita reale ci farebbe perdere la pazienza, ma tra le pagine di un libro finisce inevitabilmente per conquistarci!
Sarebbe tuttavia riduttivo fermarsi alla sua facciata spavalda, perché dietro quell'atteggiamento apparentemente disinvolto si nasconde una personalità decisamente più complessa. 
Ilya, infatti, è anche un uomo capace di riconoscere il valore di ciò che ha costruito insieme a Shane e di dimostrare, attraverso i propri gesti, quanto sia disposto a lottare per preservarlo. Ed è proprio questa sua capacità di andare oltre le apparenze che ho apprezzato maggiormente, perché dietro la sicurezza ostentata si intravede una persona che, nonostante tutto, desidera trovare qualcuno con cui poter abbassare le proprie difese. 
La loro relazione si sviluppa proprio attraverso queste differenze, apparentemente inconciliabili, che finiscono invece per diventare complementari: da una parte Shane, più introspettivo e prudente, dall'altra Ilya, impulsivo e provocatorio, ma entrambi accomunati dal bisogno di trovare nell'altro uno spazio nel quale sentirsi accolti. 

Al di là della componente romantica, credo che uno degli aspetti più interessanti di Heated Rivalry risieda proprio nella possibilità di portare l'attenzione sull'identità personale, sull'accettazione e sulla libertà di vivere apertamente i propri sentimenti.
Il percorso di Shane e Ilya, seppure caratterizzato da esperienze e difficoltà differenti, mette in evidenza quanto possa essere complicato vivere una relazione quando il contesto sociale e professionale nel quale ci si muove non sembra offrire le condizioni necessarie per esprimersi liberamente. Nel mondo dello sport professionistico, in particolare, l'immagine pubblica, la competitività possono rendere ancora più difficile affrontare apertamente la propria identità e la propria vita sentimentale.
Personalmente, penso che storie come questa possano contribuire a una maggiore sensibilizzazione, soprattutto quando riescono a raggiungere un pubblico ampio e diversificato, favorendo un processo di immedesimazione e comprensione che va ben oltre la semplice lettura di una storia d'amore.

Passando agli aspetti più strettamente narrativi, la scrittura di Rachel Reid si distingue per uno stile essenziale, diretto e piuttosto asciutto, nel quale i dialoghi assumono un ruolo centrale, diventando il principale strumento attraverso cui si sviluppano le dinamiche tra i protagonisti. Le descrizioni, invece, rimangono spesso sullo sfondo, così come gli approfondimenti relativi alle ambientazioni e al contesto nel quale si svolgono gli avvenimenti. Si tratta di una scelta stilistica che, almeno in parte, ho apprezzato, soprattutto per l'immediatezza che conferisce alla lettura: la narrazione procede con una certa fluidità e permette di concentrarsi prevalentemente sulle interazioni tra Shane e Ilya, senza appesantire eccessivamente il racconto. Tuttavia, proprio questa essenzialità, in alcuni passaggi, mi è sembrata anche un limite, perché avrei preferito che l'autrice dedicasse maggiore attenzione alla costruzione delle atmosfere e alla descrizione di determinati contesti, così da offrire al lettore un'immagine più vivida e completa degli ambienti e delle situazioni.
Anche la caratterizzazione emotiva dei protagonisti avrebbe potuto beneficiare di qualche approfondimento ulteriore. I personaggi si rivelano soprattutto attraverso ciò che dicono e attraverso le loro interazioni, mentre talvolta avrei desiderato una maggiore attenzione ai pensieri, alle sensazioni e ai conflitti interiori, soprattutto nelle scene più intense, nelle quali una narrazione maggiormente introspettiva avrebbe probabilmente amplificato il coinvolgimento emotivo.

Un'altra caratteristica che merita una considerazione riguarda la struttura temporale del romanzo, che si sviluppa attraverso diversi salti cronologici e segue l'evoluzione dei protagonisti nel corso delle stagioni di hockey. Questa organizzazione narrativa, soprattutto nella prima parte, richiede un minimo di adattamento, poiché il lettore si ritrova a ricostruire progressivamente le diverse fasi del rapporto tra Shane e Ilya, inizialmente caratterizzato soprattutto da una forte attrazione fisica. 
Ho anche avuto l'impressione che il grande successo della serie televisiva, accompagnato dall'enorme attenzione mediatica che ha suscitato, abbia contribuito ad alimentare ulteriormente la curiosità intorno al romanzo, soprattutto qui in Italia. Credo, infatti, che il fenomeno Heated Rivalry sia il risultato di una combinazione di elementi: una coppia di protagonisti capace di creare un forte legame con il pubblico, una storia sentimentale coinvolgente e una rappresentazione che ha saputo raggiungere anche lettori che, forse, non si sarebbero avvicinati spontaneamente a questo genere.

Tirando le somme, Heated Rivalry non è stata una lettura perfetta sotto ogni punto di vista e, come ho cercato di spiegare, avrei apprezzato una scrittura più approfondita e una maggiore attenzione ad alcuni aspetti narrativi. Eppure, nonostante queste riserve, Rachel Reid è riuscita a regalarmi una storia che continua a occupare i miei pensieri anche dopo averla terminata, soprattutto grazie a due protagonisti dalle personalità molto diverse, ma capaci di trovare l'uno nell'altro qualcosa di cui avevano profondamente bisogno.
E, in fondo, credo che sia proprio questo il bello di certe letture: non necessariamente la perfezione stilistica o narrativa, ma la capacità di suscitare emozioni, creare connessioni e lasciare nel lettore la voglia di tornare ancora una volta tra quelle pagine!






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