Cronache della mia fame di Claire Kohda | Recensione

 


Autore: Claire Kohda
Titolo: Cronache della mia fame
Genere: Narrativa
Trope: Paranormal, Distopic
Casa Editrice: HarperCollins

Trama:
Lydia è affamata. Ha ventitré anni da molto tempo e ha sempre voluto provare sashimi, ramen, onigiri con umeboshi… tutto quello che suo padre amava mangiare. E poi ancora gelati, torte e gli ortaggi che vengono coltivati dagli altri artisti come lei, nel complesso di loft in cui dovrebbe solo lavorare, ma in cui segretamente vive. Eppure, Lydia non può mangiare nessuna di queste cose. Il suo corpo non funziona come quello degli altri. L’unica cosa che riesce a digerire è il sangue... Purtroppo procurarsi sangue fresco di maiale a Londra – dove si è trasferita da quando si è separata dalla madre, vampira anche lei – sembra più difficile di quello che credeva. Adesso ha intorno molti più umani del solito: i colleghi della galleria d’arte dove lavora, lo strano uomo che la segue quando scende la notte, e poi Ben, un ragazzo dall’aspetto fanciullesco e con un sorriso un po’ goffo ma adorabile. Lydia sa che tutte queste persone sono le sue prede naturali, ma non sa convincersi a nutrirsi di loro, e così passa le nottate a fare binge watching di Buffy The Vampire Slayer e video di ragazze che mangiano su YouTube, e a riflettere sul suo vero posto nel mondo. Perché Lydia ha dei doni che tutti desiderano: gioventù eterna, invulnerabilità, immortalità, e tuttavia si sente infelice, sola e soprattutto ha molta, molta fame. Deve trovare un senso alla sua esistenza. Ma in ogni caso, prima di tutto, deve mangiare... La storia di una ragazza che è una vampira ma anche una ragazza come tante, un’outsider in lotta per l’affermazione di sé, l’accettazione del suo desiderio, del suo corpo e del suo rapporto conflittuale con il cibo.

RECENSIONE

Copia omaggio gentilmente fornita dalla casa editrice in cambio di una recensione onesta.

Cari lettori, 
eccomi con una nuova recensione e questa volta vi parlo di un libro davvero particolare: "Cronache della mia fame" di Claire Kohda edito HarperCollins
Ok, lo dico subito: mi hanno incuriosita il titolo, poi la copertina e infine la trama. Questi tre elementi insieme formano un mix capace di attirare l'attenzione, infatti ero davvero curiosa di leggerlo. La protagonista è Lydia, una donna che ha fame e che ha bisogno di mangiare. Ma lei non mangia cibo umano, non beve caffè al mattino consumando una fragrante brioches, non si delizia con un pranzo abbondante e non assaggia una cena veloce ma appetitosa. Lei ha bisogno di altro, di qualcosa di proibito e sbagliato: sangue. È un vampiro che reprime il suo lato demoniaco e che tenta di sopravvivere, ignorando la fame intensa che il suo corpo le segnala. Vorrebbe solo una vita normale, vorrebbe andare a mangiare fuori con dei colleghi, avere una migliore amica, magari anche un uomo e una famiglia. Ma non può perché il segreto che nasconde è troppo grande. Nessuno sa che è un vampiro, tranne sua madre, vampiro anche lei, ma ha bisogno di vivere da sola e di fare delle esperienze nuove. Così, a Londra tenta di entrare in un nuovo ambiente lavorativo e di apparire come una ragazza normale. Ma presto diventa difficile gestire la sua lotta interiore fra umana e demone, così come la fame che cresce sempre di più. Allora, sarà costretta a prendere una decisione importante che andrà a definire la sua stessa identità.
"Mi piace sentire il dolore della fame e immaginare che il passo successivo a quel dolore sia la morte."
Lydia è una ragazza comune: a tratti insicura, a tratti intraprendente, sensibile, emotiva, caparbia. Eppure ha dentro di sé un lato spietato e istintivo guidato dalla sua parte demoniaca. Lei ha sempre cercato di reprimere questo lato, ma il suo corpo digerisce solo il sangue, dunque è difficile riuscire a condurre una vita normale. La protagonista racconta in prima persona la sua esperienza, quasi come se stesse scrivendo un diario: descrive le sue giornate, le sensazioni, i bisogni. E lo fa accuratamente, portando il lettore a sbirciare nella sua vita e a scoprire i segreti che nasconde dentro alla sua stanza. Attraverso la narrazione, conosciamo i personaggi secondari, anche loro ben caratterizzati. Mi sono fatta un'idea su ognuno di loro, ma il punto focale resta sempre Lydia. Lei e il suo modo di rapportarsi con le persone e il mondo. La sua voce appare realistica, concreta quanto profonda. Lo stile dell'autrice si fonde alla perfezione con il personaggio e diventa così autentico, evocativo, potente.
"Non so dove si colleghino l’umano e il demone in me, se ci siano radici che germogliano dal demone e raggiungono e si attaccano all’umano, o viceversa."
L'esperienza di Lydia è così realistica da mettere i brividi! Questo infatti non è il classico urban fantasy/paranormal: è vero, ci sono i vampiri. Ma il contesto in cui vengono inseriti è realistico, così come il loro modo di nascondersi, di sopravvivere, di nutrirsi. Viene data una spiegazione chiara alle necessità che hanno, offrendo una visione più ampia rispetto al classico stereotipo di "vampiro". Ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentita irrequieta perché ero completamente immersa nel romanzo, quasi come se fosse una realtà parallela e distopica. A enfatizzare questa sensazione è stata proprio Lydia, che parla delle sue emozioni. Si sente in colpa, sporca, sbagliata e fatica a governare i suoi bisogni. Mostra le sue difficoltà, le sue paure, il ribrezzo nei confronti di se stessa. Finché un giorno la fame diventa troppa e si ritrova davanti a una decisione importante da prendere: deve seguire la parte umana o quella demoniaca? Ho apprezzato la sua scelta, perché anche questa è realistica e più profonda di quanto si possa pensare. Ho assistito alla sua evoluzione, perché la protagonista diventa più consapevole e matura rispetto all'inizio.
"Le persone – mortali e capaci di invecchiare – sono come i fiori: stagionali, sul punto di appassire e con una data di scadenza, mentre io sono un albero."
Questo romanzo parla di tematiche importanti, come la difficoltà ad accettarsi, la paura di essere se stessi, il timore di confrontarsi con persone diverse. Il diverso è l'elemento portante della storia perché Lydia si identifica come diversa. Lei non può fare un aperitivo, pranzare con gli amici, partecipare a una festa di compleanno mangiando la torta. Per gli esseri umani mangiare non è solo una forma di sostentamento, ma è anche un'occasione sociale. E Lydia non può parteciparvi. Il suo digiuno è difficile, lei sa mettere a dura prova il suo corpo e la sua mente, facendo tacere la pancia che brontola e ignorando la debolezza che le avvolge gli arti. Vorrebbe solo essere normale, invece l'unico modo per conoscere il cibo umano è guardare video su Youtube di gente che mangia e trovare delle scuse per non mangiare davanti agli altri. Particolare attenzione viene data alla cucina orientale, di cui vengono tratteggiati gli ingredienti, i sapori e i profumi. In tanti aspetti mi ha ricordato le difficoltà che vivono coloro che soffrono di disturbi alimentari. Infatti, anche per Lydia il cibo rappresenta una lotta, un conflitto con i suoi bisogni.
"Ovunque intorno a me sento l’odore del sangue delle persone; nei loro organismi, nella misura in cui mi pare di conoscere, intimamente, la disposizione interna di ciascuno dei loro corpi, la distanza tra tutte le diverse valvole nei loro cuori e nei polmoni e la dimensione dei loro muscoli."
Un altro tema importante è l'arte, perché il padre di Lydia era un artista che lei non ha potuto conoscere. Attraverso l'arte, Lydia cerca di capirsi e rispecchiarsi. Io che amo l'arte, ho adorato immergermi fra le opere che sono state menzionate. Però, a volte, ci si sofferma troppo sulle opere altrui e poco su ciò che Lydia potrebbe e vorrebbe fare a livello artistico. O almeno, questa è la mia personalissima opinione. Ciò che mi ha colpita maggiormente nel corso della lettura è la chiave del tutto innovativa con cui viene trattato l'argomento "vampiri". Negli anni ne abbiamo lette e viste di ogni a riguardo. Vampiri bellissimi che si innamorano, che corrono sui tetti delle grandi città di notte, che hanno dei poteri speciali... Ma questa volta è diverso: Lydia è solo una giovane donna alla ricerca di se stessa. Brancola fra giusto e sbagliato, tra fame e digiuno, fra sensi di colpa e necessità da reprimere. Conosce l'amore e il suo potere, appaga la sua fame, poi la sopprime, lotta continuamente contro i suoi sintomi e suoi pensieri sbagliati.
"Non posso ascoltare solo una parte ed escludere l’altra. Non posso costringere una parte a rimanere dormiente mentre conduco una vita in cui fingo di essere solo l’altra parte."
Come avrete notato, ho apprezzato particolarmente questa lettura, anche se in alcuni momenti l'ho trovata un pochino piatta. Ma questo dettaglio è pertinente con il tipo di storia che è stata costruita. Inoltre, una volta terminato il libro, mi sono accorta di avere ancora dei dubbi e delle domande senza risposta. Avrei voluto vedere ancora qualcosa della vita di Lydia e approfondire alcune soluzioni, come il rapporto con la madre. Detto ciò, resta un romanzo davvero originale e diverso dal solito, dunque non posso fare altro che consigliarlo a tutti coloro che sono alla ricerca di una lettura particolare, forte, anche un po' sconvolgente. Alcune scene potrebbero infastidire i lettori più sensibili, ma se riuscirete a superare questo piccolo ostacolo, sono certa che apprezzerete. 
"Cronache della mia fame" è un viaggio sorprendente e realistico nella vita di Lydia. È crudo, potente, inquietante; è uno scorcio che la protagonista crea solo per il lettore, quasi come se gli stesse confidando il suo più grande segreto. Siete pronti a guardarci dentro?
"Non posso morire di fame in nessuna delle mie due vite. Davvero, non posso nemmeno parlare di “parti”. Sono due cose che sono diventate una sola, che non è né demonica né umana."


 

 

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