Le parole che non posso dirti di Tommy Wallach | Recensione


Buon dì lettori!
Sono qui per parlarvi di un libro che non era nei miei programmi di lettura. Mi riferisco allo young adult Le parole che non posso dirti di Tommy Wallach edito dalla Piemme. Ringrazio fortemente Elisa per avermi consigliato questo libro davvero bellissimo e originale che mi ha lasciata con il fiato sospeso fino alla fine!





Autore: Tommy Wallach

Titolo: Le parole che non posso dirti

Casa editrice: Piemme Edizioni

Genere: Young Adult

Trama: Parker Santé non spiccica una parola da cinque anni, per l'esattezza da quando suo padre è morto. Così, mentre i suoi compagni di classe programmano il proprio futuro, lui bazzica le hall degli hotel osservando gli ospiti. Ed è proprio al Palace Hotel che Parker incontra una ragazza dai capelli color argento che si fa chiamare Zelda, che sostiene di essere un po' più vecchia di quanto sembri e che vuole uccidersi. In sua compagnia, Parker scoprirà che, per quanti guai la vita ti riservi, esistono sempre ottime ragioni per buttare i piedi giù dal letto ogni mattina.



Copia omaggio gentilmente fornita da Piemme Edizioni in cambio di una recensione onesta

RECENSIONE

Quando ho ricevuto la proposta di leggere Le parole che non posso dirti da parte dell'ufficio stampa della casa editrice Piemme, la trama mi ha colpita all'improvviso. No, non la trama, ma il fatto che la protagonista fosse una bellissima donna dai capelli d'argento che ha più anni dell'età che dimostra e che ha intenzione di suicidarsi. Dai, come può non attirare una trama del genere una studentessa di psicologia? Quindi eccomi qui, a raccontarvi il mio parere su una storia che penso ancora di non aver capito bene se sia vera o meno ma che ha rappresentato per me degli attimi di profonda riflessione. 

Era bella. Ancora non capivo quanto, ma solo perché ero lontano. Un lontano abbastanza vicino, però, e certe persone splendono.


Parker Santè non parla più da quando ha avuto un incidente in cui il padre ha perso la vita. Sono passati cinque lunghissimi anni e Parker cerca di tenersi distante da tutto quello che è il genere umano, osservandolo da lontano nelle hall degli hotel. 
Proprio come suo padre, è bravo a scrivere e una sua fonte di ispirazione sarà una donna con i capelli argentati seduta ad un tavolino del Palace Hotel di San Francisco. La donna sembra triste e pensierosa, in preda a una profonda solitudine, ma questo non fermerà Parker dal cercare di derubarla. Saranno i sensi di colpa a far tornare Parker sulla propria strada e a fare in modo che Zelda diventi il suo fine settimana per riscoprire quanto, in realtà, il mondo sia bello da vivere. Ma Parker riuscirà a far cambiare idea a Zelda?

Secondo me i bambini hanno il sesto senso per la felicità, ma crescendo lo perdono. Per forza. Altrimenti si accorgerebbero di quanto è infelice il resto del mondo e non sarebbero mai più felici.


Che questo libro aveva qualcosa che non andava - in senso positivo - l’ho compreso dal prologo. Dalla terza persona alla prima persona e un’unica domanda a cui rispondere: qual è stata l’esperienza più importante della tua vita? 
Vorrei potervi descrivere la mia faccia alla fine di questo libro. La domanda che mi ha tormentata per giorni è stata: 'tutto questo è reale?'. Quanto c'è stato di vero e quanto di inventato nella storia, in un libro che nasce già di per sé da qualcosa che non è reale? E poi mi sono fermata e mi sono chiesta se tutto questo in realtà abbia importanza e la risposta è stata no, non conta nulla, perché ciò che conta davvero è quello che è al suo interno e che rende questo libro davvero speciale.
Parker Santé è il protagonista indiscusso della storia e ho amato il suo modo di vedere la vita (molto affine al mio), soprattutto con tutta la sua splendida autoironia. Un ragazzo latino americano che si è nascosto al mondo, che ha rinunciato al cambiamento per la sicurezza del suo guscio, e che grazie a Zelda troverà nel presente quella voglia di tendere verso il futuro che aveva ormai smarrito da tempo. 
Zelda è una di quei protagonisti che potremmo ritenere magici, ultraterreni, in grado di portarti a chiederti quanto in realtà impegniamo le nostre giornate a vivere davvero la nostra vita, a goderci il tempo con le persone che amiamo. Che sia reale o meno, potrebbe essere vista come il peso del passato che ci portiamo dietro e che fa di noi le persone che siamo e l'inquietudine verso il futuro, ormai non più percepito come qualcosa a cui aspirare. La paura del domani e la malinconia del passato. 

Fingi di essere più giovane di quello che sei. Prese la patente e la guardò.
«Mi sa di sì. Ma vuoi sapere un segreto, Parker? Nessuno smette mai davvero di sentirsi giovane. Magari trovi un lavoro, un marito e una casa, ma l’età adulta, alla fine, è una farsa. Continuiamo a far finta di essere cresciuti. Sai qual è l’oggetto più crudele mai inventato?»
Feci no con la testa.
«Lo specchio. Spezza l’illusione.» 


Bisogna sfidarlo questo mondo e Tommy Wallach lo ha fatto regalandoci un libro che non ha solo due protagonisti particolari, ma anche descrizioni sulla relazione amorosa, sul tempo, sulla vita e sul cambiamento che vi porteranno a porvi domande a riguardo; sono state proprio alcune descrizioni che l'autore ha fatto ad avermi emozionata, come la magia che risiede nelle prime volte e che va a svanire quando diventa abitudine. Una vita che bisogna spingere verso il cambiamento e in una continua crescita per toccare la felicità e la soddisfazione. Il finale mi ha poi fatto sorridere e lasciata in piena espressione *WTF* perché non avevo mica capito che Parker - e Tommy - me l'avessero fatta e invece... mi sono dovuta ricredere! Una scrittura semplice per un libro breve che sicuramente rimarrà tra i miei preferiti del genere young adult. 


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